Canone Rai 2025: quali novità ci aspettano? “Da non credere”

Dopo le critiche mosse dall’Unione Europea sulla mancata trasparenza del pagamento del Canone Rai, il governo italiano ha deciso di muoversi il più rapidamente possibile per trovare una soluzione che fosse in linea con i principio di rispetto nei confronti degli utenti, costretti a dover pagare un servizio televisivo attraverso le fatture dell’energia elettrica.

Ecco cosa ha criticato la Commissione Europea in merito al canone RAI

Le critiche aspramente rivolte al governo italiano hanno interessato in particolar modo tre aspetti fondamentali:

  • Trasparenza: l’utente non è in grado di distinguere chiaramente il costo del servizio televisivo da altri costi energetici, poiché non sempre si conosce nel dettaglio la rateizzazione del canone in bolletta, ostacolando la sua consapevolezza e la sua capacità di fare scelte informate. Questo avviene in particolare se la fatturazione dell’energia elettrica è su conto corrente e non sempre è a portata di mano il dettaglio dei consumi.
  • Concorrenza: in questo modo, potrebbe risultare distorta la concorrenza nel mercato dell’energia elettrica, poiché i fornitori di energia elettrica potrebbero utilizzare il canone RAI come leva per attirare o trattenere i clienti, indipendentemente dalla qualità del servizio energetico offerto.
  • Efficienza: l’inserimento del canone RAI nella bolletta è considerato un sistema inefficiente per la riscossione del tributo: infatti, genera un’alta percentuale di evasione e richiede un notevole impegno amministrativo da parte dello Stato.

Quali sono le possibili soluzioni?

L’Italia, dal canto suo, ha presentato subito delle spiegazioni in merito. Prima del 2016, il pagamento del canone RAI avveniva attraverso bollettino o MAV con il risultato che moltissimi utenti o lo pagavano in ritardo o non lo pagavano. Il problema reale era legato all’impossibilità di stabilire un vero e propria reato, e quindi una sanzione sotto forma di mora sul pagamento perché il pagamento del canone può essere evitato in assenza di una TV in casa propria o presentando delle motivazioni certificate, come esenzioni dovute al lavoro tra le forze armate o a un ISEE molto basso, che non avrebbero comunque consentito nessun tipo di ritorno economico. Per ovviare al problema, a partire da luglio 2016, con una disposizione relativa all’articolo 1, comma 705, della Legge di Stabilità 2016 (Legge n. 208/2015), si raggiungeva l’obiettivo di semplificare il sistema di riscossione e ridurre l’evasione del pagamento del canone RAI.

Ecco le proposte con diverse soluzioni

Innanzitutto si è subito pensato a trovare una modalità di riscossione diversa. Ad esempio, si è pensato a un finanziamento diretto dal bilancio statale, attraverso una tassazione generale o una specifica imposta sul reddito, o ancora a un sistema di autocertificazione, con cui i cittadini sono tenuti a dichiarare annualmente il possesso di un apparecchio televisivo e a versare il canone direttamente all’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, un’altra proposta riguardava una tassa imposta, inclusa nel prezzo di acquisto dei televisori, in modo da distribuirne il costo sull’intero ciclo di vita dell’apparecchio.

Al momento, il canone RAI rimane inserito nella bolletta dell’energia elettrica per l’anno 2024, ma nel frattempo il Governo italiano ha preso l’impegno di trovare una soluzione alternativa entro il 2025. L’unica modifica apportata ha a che vedere con l’importo, che è stato ridotto da 90€ a 70€ e così sarà anche per il 2025, sebbene la proposta avanzata in precedenza vedeva una riduzione progressiva della tassa su bolletta fino a totale annullamento del pagamento del canone RAI secondo le odierne modalità.

Pertanto, è chiaro che si stia ancora discutendo con proposte ancora da vagliare e prendere in considerazione per il futuro.

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