Se trovi le 20 Lire del 1956 sei ricco: ecco quanto valgono

Si sente spesso parlare del fascino che le monete del vecchio conio italiano suscita negli appassionati di numismatica. Sicuramente c’è un forte sentimento di appartenenza, ma altrettanto vero è che dietro ognuna di queste monete c’è una simbologia unita a ogni singola storia di grande importanza.

Negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia si ritrovò fortemente debole e priva dei mezzi economici necessari al rilancio. E mentre l’Europa insieme a tutto il resto del mondo si rimetteva in sesto per ripartire, in Italia si escogitava il modo per sentirsi più motivati. Le monete coniate subito dopo il 1945 hanno proprio questo obiettivo: dare speranza e fiducia agli italiani che avrebbero così guardato al futuro con nuove prospettive. E così è stato, tanto da mantenere saldo il legame simbolico che questa moneta ha acquisito nel tempo.

Inoltre, ognuna pezzo ha qualcosa da raccontare: tempi, lavorazioni particolari, errori di conio, rarità, tutti elementi che oggi lasciano salire il valore delle lire.

E se di rarità vogliamo parlare c’è una moneta in particolare che deve essere ricordata. Si tratta della moneta da 20 lire del 1956.

Di queste monete ne sono state coniati due tipi, con delle differenze nel design e nelle caratteristiche specifiche. Tuttavia, una delle distinzioni più significative si è verificata durante il periodo della Repubblica Italiana, quando sono state emesse monete da 20 lire con due differenti tipi di metallo: una in alluminio coniate dopo la Seconda Guerra Mondiale erano realizzate in alluminio. Queste monete presentavano un diametro di circa 24 mm e un peso di circa 0,8 grammi. Sul dritto, raffiguravano un’immagine di un aratro, mentre sul rovescio mostravano il valore “20 LIRE” circondato da spighe di grano. Successivamente, sono state coniate le monete da 20 lire in nichelio, un materiale più resistente e durevole rispetto all’alluminio. Queste monete presentavano un diametro di circa 23 mm e un peso di circa 4 grammi. Anche in questo caso, sul dritto raffiguravano un’immagine di un aratro, mentre sul rovescio mostravano il valore “20 LIRE” circondato da spighe di grano.

Quello che molti ignorano è che la Zecca dello Stato ne ha coniate due differenti tipi, che si differenziano tra di loro per il materiale impiegato per il conio ed il contorno. Entrando nel dettaglio, per le prime monete da venti lire della Repubblica Italiana è stato scelto un contorno rigato. Per le monete da 20 lire coniate dal 1968 in poi, invece, è stato scelto un contorno liscio.

Vediamola nel dettaglio

La prima moneta da 20 lire è stata coniata nel 1956, una rarità nel vero senso della parola, considerata dai collezionisti come R5, cioè un pezzo non collezionabile, perché si sa dell’esistenza ma gli unici esemplari rimasti ancora oggi, che ne attestano la reale esistenza, sono quelli conservati presso il Museo della Zecca dello Stato. Il motivo per cui non se ne trovano più in giro è sconosciuto, ancora oggi non si sanno le reali ragioni che avrebbero spinto i vertici della Zecca a ritirare la maggior parte delle monete da 20 lire per destinarle alla fusione, mentre un’altra parte fu divisa tra i dipendenti della stessa Zecca. Il frontale di questa moneta “prova” si caratterizza per un volto rivolto a sinistra. Attorno alla testa si trova la scritta Repubblica Italiana, avvolto in bordi rigati o lisci, sia sul fronte che sul retro; mentre nella parte posteriore mostra un ramoscello con foglie di quercia, accanto alla scritta del valore della moneta da 20 lire, espressa L.20, vicino all’anno di coniazione dell’esemplare.

In condizioni Fior di Conio una moneta da 20 lire del 1956 contrassegnata con la lettera P può raggiungere un valore di oltre 1500 euro. In condizioni splendide invece, il suo valore è di circa la metà, 750 euro. Infine la stessa moneta in discrete condizioni può raggiungere un valore di 300 euro.

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